Dalla cura al prendersi cura

La testimonianza di Silvia ci sensibilizza su come interagire, laddove è possibile, sui pazienti in Terapia Intensiva per migliorare la relazione umana e renderla più empatica anche attraverso una comunicazione efficace.

“Una mattina di qualche anno fa mi stavo recando al lavoro in auto. Il momento dello schianto non l’ho mai ricordato e nonostante alcuni flashback sopraggiunti nei mesi successivi alla mia ripresa fisica, non lo ricordo tuttora…

Mi sono risvegliata all’incirca dopo un mese in un luogo per me completamente alieno, una stanza sconosciuta dotata di monitor ed un orologio proprio davanti a me…
…C’erano persone sempre molto diverse che si occupavano di me, provavo simpatia o antipatia, come se fossi là fuori, nel mondo, e lentamente li conoscevo con i loro modi di fare. Io non parlavo perché non potevo, anche se avrei voluto dire tante cose o rispondere alle battute.
Comunicavo per la prima volta con le lettere o con matita e foglio, facevo gli scarabocchi, proprio come i bambini. Poi giocavo a tris, ascoltavo gli amici, quello che avevano da raccontarmi, quel che succedeva là fuori…”


Silvia. Ospedale A. Manzoni – Lecco

Nasce così la volontà di approfondire questi particolari aspetti della terapia intensiva, proponendo un’evoluzione della stessa, “dalla cura al prendersi cura”, andando oltre verso una relazione centrata sul paziente, lo staff e i familiari, relazione che tenga in considerazione il percorso di recupero sociale del paziente stesso e la qualità di vita fuori e dentro l’ospedale.

Ringraziamo Silvia per la sua testimonianza e il prof. Giovanni Mistraletti dell’ospedale di Legnano per averla condivisa attraverso il sito: http://www.intensiva.it