Ospedale Metropolitano Niguarda, Gennaio 2026
Negli ultimi giorni, una situazione clinica avvenuta in un grande ospedale italiano ha riportato l’attenzione pubblica su un tema che, in ambito sanitario, è noto da tempo: la possibilità di comunicare anche quando la voce non è ancora disponibile.
Nella terapia intensiva del Niguarda
un giovane paziente ferito nell’incendio di Crans-Montana e da poco estubato, cosciente e vigile ma impossibilitato a parlare, ha potuto esprimere emozioni e stati d’animo attraverso un dispositivo per la Comunicazione Aumentativa e Alternativa basato su un sensore wireless di movimento indossabile.
A raccontare questa esperienza è Guido Bertolaso, Assessore al Welfare della Regione Lombardia:
«Come tutti ha le mani completamente fasciate, c’è però questo strumento incredibile che permette di dialogare con lui».
Alla domanda della madre, «Come ti senti?», il ragazzo ha risposto spostando i simboli sul monitor.
«È comparsa l’icona della paura e lui l’ha spostata, poi quella dell’ansia». Stessa scelta per il dolore e la preoccupazione.
«Poi è comparsa quella della felicità e l’ha cliccata. Devo dire che mi sono molto emozionato», ha raccontato Bertolaso.
Una conferma che dà senso al percorso
Questa vicenda rappresenta per noi un momento di particolare significato.
È la conferma concreta di un percorso costruito nel tempo, fatto di studio, ascolto degli operatori sanitari e confronto continuo con i contesti clinici più complessi.
Vedere il nostro dispositivo utilizzato in situazioni così delicate, dà il senso degli anni di ricerca e di impegno, ricordandoci perché la comunicazione, anche quando non passa dalla voce, resta parte essenziale della cura.