Come può comunicare un paziente che non può parlare?

In diversi contesti clinici, dalla terapia intensiva e sub-intensiva alla riabilitazione, fino all’assistenza domiciliare, esistono pazienti coscienti che non sono in grado di comunicare verbalmente.

In molti casi, tuttavia, queste persone conservano capacità motorie residue, anche minime: è proprio qui che si apre uno spazio tecnologico ancora poco esplorato.

Il principio: trasformare il movimento in comunicazione

La tecnologia sviluppata da Dico Technologies si basa su un elemento centrale: un sensore di movimento inerziale wireless indossabile.

Questo sensore è in grado di rilevare anche micro-movimenti volontari — della mano, delle dita, della testa o di altre parti del corpo — e trasformarli in comandi.

Attraverso un sistema proprietario brevettato e un tablet dedicato, questi movimenti diventano selezioni, parole, messaggi.

Il gesto diventa comunicazione.

Perché il sensore inerziale è un cambio di paradigma

Nei contesti clinici, il principale limite delle tecnologie assistive è il requisito motorio.

Molti sistemi richiedono:

  • movimenti ampi (touch screen)
  • oppure controllo oculare stabile (eye tracking)

Ma queste condizioni non sono sempre presenti.

Il sensore inerziale introduce un approccio diverso: utilizzare qualsiasi micro-movimento residuo volontario.

Questo significa che anche pazienti con capacità motorie estremamente ridotte possono accedere alla comunicazione.

Non è il paziente che si adatta alla tecnologia è la tecnologia che si adatta al paziente.

Come funziona nel concreto

Operatore: “Dove senti dolore?”
Il paziente può rispondere autonomamente, con icone semiotiche o scrivendo direttamente con la tastiera.

Questo scambio è possibile perché il paziente può selezionare contenuti sul tablet attraverso il sensore.

Il sistema consente di:

  • selezionare icone semiotiche
  • scrivere tramite tastiera virtuale
  • attivare contenuti multimediali
  • comunicare in 57 lingue

Il ruolo dei partner tecnologici

In questo scenario, la tecnologia non è autonoma, funziona quando è integrata. Il ruolo dei partner è affiancare le strutture sanitarie, facilitare l’adozione e supportare gli operatori nell’utilizzo quotidiano.

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